Se 40 ore di formazione vi sembrano tante, ci risiamo…

10 Ott 2025

Mi chiedono spesso come è possibile fare 40 ore di formazione al personale operativo: nidi, cantonieri, autisti… Mi viene in mente che la Fiat negli anni ’80 fece un’importante innovazione di processo grazie a un operaio che aveva notato che d’estate i sistemi elettrici venivano meglio perché con il caldo i fili erano più morbilli e si tiravano meglio.

Perciò, suggerì di mettere una specie di phon che scaldasse i fili anche in inverno. Risultato: circuiti migliori ad un costo inferiore.

Cosa ci dice questo aneddoto riguardo ai cantonieri della nostra domanda di partenza?

Ci dice che il modo in cui viviamo il nostro lavoro fa la differenza.

Ci dice che se lavoriamo concentrati solo sul fare con puntualità le cose che ci vengono chieste facciamo bene, ma che se lavorassimo pensando al senso di ciò che stiamo realizzando, potremmo ottenere molto di più.

Ci dice che è a ragionare con le persone su una domanda che sembra semplice, ma banale non è: che lavoro fai? Che lavoro faccio? Affinché queste domande possano essere affrontate con la dovuta profondità, è utile partire da un’attivazione emozionale, che parli da pancia delle persone per accendere la voglia di mettersi in gioco.

Un ottimo attivatore è lo spettacolo “Persone fuori dal Comune” tratto dall’omonimo libro di Michele Bertola: storie di persone che a volte ce l’hanno fatta, a volte no, ma che comunque ci hanno provato.

Tutte hanno guardato il proprio lavoro con occhi diversi.

Con occhi che chiedevano: come fare le cose in modo che siano più utili?

Come posso migliorare la vita della mia comunità, nel mio territorio?

A qualcuno viene in mente il Valore Pubblico?

Fa bene, perché si tratta esattamente di Valore Pubblico! Semplicemente, osservato da un altro punto di vista: non quello del sistema, ma quello dell’individuo.

Aprire spunto con le emozioni che hanno aperto la possibilità di cambiamento, si possono organizzare momenti formativi in piccoli o medi gruppi (al massimo 15/20 persone) nei quali i partecipanti a rispondere a domande quali: cosa vuol in questa prospettiva ascoltare il cittadino? E come possiamo farlo nel rispetto della distinzione dei ruoli politici e amministrativi? Come possiamo farlo se siamo cantonieri?

E improvvisamente le tecniche di comunicazione, ascolto attivo, partecipazione, diventano strumenti concreti, utilizzabili per trovare un modo diverso di lavorare.

E se vogliamo generare benessere, come ci dobbiamo relazionare con i colleghi? Ha senso fare ciò che è di nostra competenza e magari gioire segretamente se qualcuno sbaglia perché questo, per differenza, mette in risalto quanto siamo bravi?

E qui le teorie sul lavoro di gruppo assumono un significato diverso: non più solo esercitazioni divertenti, ma strumenti per individuare risposte che trovano efficacia nella coralità. Le domande che possiamo porci sono moltissime.

A seconda della realtà, specifica di ogni Ente, si potranno scegliere quelle più rilevanti, quelle più utili ad attivare un processo di cambiamento che permetta alle nostre lavoratrici e ai nostri lavoratori di far emergere quello che hanno dentro di “fuori dal Comune”.

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