Superare la verticalità, verso una Pubblica Amministrazione a matrice

21 Ott 2025

Seguo con grande interesse il tema dell’organizzazione della Pubblica Amministrazione italiana, in particolare dei Comuni, il livello istituzionale più vicino alla vita quotidiana delle persone, dove la verticalità tradizionale degli assetti incontra oggi sfide nuove: è proprio qui che le grandi trasformazioni globali si intrecciano con i bisogni concreti delle comunità locali.

Governare un Comune, oggi, significa non solo amministrare risorse e servizi, ma costruire valore pubblico: generare fiducia, coesione e benessere condiviso.

Per affrontare questa sfida è necessario rendere il sistema più efficiente, poiché l’efficacia dell’azione amministrativa si misura anche nella qualità delle prestazioni e nella rapidità con cui l’apparato riesce a rispondere ai bisogni dei cittadini.

L’autonomia statutaria riservata ai Comuni si è sicuramente sviluppata in questi anni espandendo gli ambiti di intervento, perseguendo efficienza specie nella gestione dei servizi all’utenza.  A questo apprezzabile impegno, tuttavia, non sembra essere corrisposta una seria riflessione sulla struttura organizzativa, nel senso che ancor oggi la quasi totalità degli enti basa la propria organizzazione su una logica verticale costruita per compartimenti funzionali

Questo modello, ispirato alla tradizione weberiana, ha garantito per decenni razionalità, regole, competenza e neutralità. Ma oggi, una Pubblica Amministrazione così organizzata rischia di diventare una gabbia burocratica: una struttura rigida che, nata per garantire efficienza, finisce per ostacolare la capacità di adattamento, la flessibilità e l’innovazione.

La divisione del lavoro e la gerarchia non bastano più. Nel contesto attuale, segnato da transizioni digitale, ecologica e demografica, i problemi pubblici non si sviluppano più “per settore”, ma richiedono approcci integrati e multidisciplinari.

La persistenza di strutture verticali rende difficile la cooperazione, rallenta le decisioni e frammenta le risposte. Ogni settore tende a difendere il proprio perimetro, generando duplicazioni di funzioni, barriere informative e dispersione delle responsabilità. In questo modo si perde la visione unitaria dell’amministrazione, che fatica a percepirsi come un’organizzazione orientata a obiettivi comuni.

La verticalità, che un tempo garantiva controllo, diventa oggi un freno all’efficacia e al cambiamento.

Superare questa impostazione non significa negare le competenze di settore, ma ripensarle in una logica di processo e di collaborazione orizzontale.

Immaginiamo, per esempio, che un’amministrazione comunale voglia realizzare un nuovo impianto sportivo. Gli aspetti tecnici – localizzazione, finanziamento, progettazione, appalto, realizzazione – sono fondamentali, ma non sufficienti. La vera sfida è costruire valore d’uso: coinvolgere le scuole e le associazioni sportive, pensare a spazi per le persone anziane, immaginare un utilizzo plurimo anche per eventi culturali. Tutto ciò richiede la collaborazione di settori diversi – scuola, cultura, welfare, lavori pubblici, sport, amministrazione – e un coordinamento trasversale delle competenze.

Se ipotizziamo di trasporre queste informazioni (necessariamente sommarie) in uno schema organizzativo, dovremmo raffigurare il processo realizzativo mettendo in sequenza tutte le fasi necessarie dall’idea di partenza (probabilmente un obiettivo di mandato) sino alla sua completa realizzazione e gestione. Dovremmo quindi capire e valorizzare questo schema individuando chi fa che cosa, ovverossia quali siano le competenze necessarie e la loro collocazione nella struttura dell’ente.

Un modello organizzativo a matrice può offrire una risposta efficace. In esso convivono due logiche complementari: la verticale delle competenze e l’orizzontale dei progetti e delle missioni trasversali. Le persone non appartengono più rigidamente a un solo ufficio, ma possono essere coinvolte in team interfunzionali coordinati da un project manager.

La responsabilità diventa condivisa e orientata al risultato: ciascuno contribuisce al raggiungimento di un obiettivo comune, mantenendo il legame con la propria area di appartenenza.

L’adozione di una struttura a matrice richiede una profonda analisi organizzativa, ma offre benefici rilevanti. Consente l’integrazione di competenze diverse, evitando ridondanze e conflitti; favorisce una comunicazione diretta e trasversale che accelera i processi decisionali; promuove una cultura del risultato, sostituendo la logica dell’adempimento con quella dell’impatto; valorizza le professionalità, offrendo percorsi di crescita basati su merito e competenze, non solo su anzianità o posizione gerarchica.

Il passaggio da un’organizzazione a silos a una a matrice non è tuttavia un cambiamento puramente strutturale: è, prima di tutto, una trasformazione culturale. Richiede tempo, accompagnamento e una leadership capace di costruire fiducia. È normale che emergano resistenze: timore di perdere un ruolo definito, disorientamento per la doppia linea di rendicontazione, ambiguità decisionale, conflitti tra responsabili di funzione e di progetto, o un sovraccarico comunicativo nelle prime fasi di coordinamento.

Per questo la transizione deve essere gestita con gradualità, attraverso un percorso di cambiamento partecipato e trasparente.

Il successo di questo modello dipende da alcune condizioni abilitanti: una leadership collaborativa, capace di valorizzare il capitale umano; una mappatura aggiornata delle competenze tecniche e trasversali, resa accessibile a tutta l’organizzazione; una formazione manageriale diffusa, per rafforzare la cultura della gestione per obiettivi e per processi; un sistema digitale evoluto che permetta di condividere informazioni in tempo reale; e infine sistemi di valutazione coerenti, in grado di misurare non solo le performance individuali ma anche i risultati collettivi.

È quindi evidente la necessità di un impegno importante per accompagnare questo investimento organizzativo in grado di  valorizzarne i vantaggi in termini di flessibilità, di contenimento dei tempi.

In un contesto in cui i problemi pubblici sono sistemici e interdipendenti, solo una struttura flessibile, collaborativa e orientata alle missioni può garantire efficacia e credibilità.

Superare la struttura burocratica caratterizzata dalla cronica ingessatura verticale è probabilmente una condizione essenziale per rendere la PA capace di apprendere, innovare e generare valore pubblico.

Roberto Finardi

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